L’attività di riabilitazione cognitiva

L’attività di riabilitazione cognitiva con gli anziani istituzionalizzati è una attività volta ad aiutare le persone, che vivono in una Casa di Riposo, a mantenere attiva la propria capacità intellettuale, a migliorare le relazioni psico-sociali e a stimolare lo svago. In modo più generale, essa serve a promuovere il benessere della persona attraverso interventi mirati che utilizzano strumenti specifici, rispettando l’unicità dei soggetti coinvolti e dando importanza a creare un clima ludico ed emotivamente positivo.

Le teorie per molto tempo hanno evidenziato la perdita, negli anni, delle capacità cognitive dell’individuo, riferendosi a modelli interpretativi diversi. Oggi, alcune ricerche affermano la capacità dei neuroni di rigenerarsi e sottolineano ancor di più l’importanza del lavoro riabilitativo.

Per questo motivo, nella Fondazione “Città di Senigallia” (ex Casa Protetta, ex IRAB) nel progetto di animazione professionale per la riabilitazione cognitiva dell’anziano, vengono svolti esercizi riabilitativi adattatati al tipo di utenza che, nello specifico, è in maggioranza semiautosufficiente fisicamente e/o mentalmente, con la presenza di diversi anziani in carrozzina.

Le attività promosse sono suddivise in sette tipologie: quelle con le immagini visive, quelle dinamiche, i laboratori creativi, le attività con la musica, quelle di concetto, le logico- spaziali, i giochi sociali.

Le attività con le immagini visive servono per sollecitare soprattutto la memoria visiva, l’attenzione, il riconoscimento delle forme, la manualità. Vengono utilizzati esercizi come: l’osservare, il colorare, il ricopiare le forme, l’uso dei simboli.

Le attività dinamiche comprendono vari tipi di esercizi che stimolano gli utenti al movimento, ma che allo stesso tempo coinvolgono importanti funzioni come: la concentrazione, la coordinazione visuo-motoria, la percezione dell’altro, la socializzazione.



I laboratori creativi vengono effettuati attraverso attività varie volte a creare un unico lavoro condivisibile. Negli anni sono stati effettuati manufatti con la plastilina, costruzione di fiori con la carta, creazioni con la pasta secca colorata, ecc. I laboratori rappresentano l’effettuarsi di lavori che sono stati costruiti in sinergia dagli anziani e comportano una forte gratificazione per gli utenti. La fondamentale importanza di questo tipo di attività, come per tutte le altre, sta nel far svolgere solo lavori nei quali gli anziani possano intervenire attivamente. Sarebbe inutile costruire oggetti anche molto belli se però l’anziano vi è stato solo spettatore. Laddove, alcuni anziani non possano interagire, allora si stimola la loro partecipazione attraverso la scelta di alcune parole o immagini o colori. In altri casi si incoraggiano gli utenti ad aiutarsi fra di loro. La cosa importante non è tanto la particolarità del risultato, quanto il dare la possibilità a tutti di fare qualcosa.

Le attività con la musica riguardano soprattutto l’ascolto, il canto, il ritmo, l’attenzione e l’associazione mnestica. Vi sono momenti dedicati al canto spontaneo dei brani a loro più conosciuti; il ripeterli ha portato la maggior parte di loro a ricordare maggiormente i testi, creando così un forte momento di gioia e condivisione nel cantarli insieme. Il momento dedicato all’ascolto si basa su musiche alle quali gli anziani sono legati emotivamente, ma con qualche inserimento più attuale e dando spazio alle loro richieste. Si stimola la memoria riguardante le parole, i cantanti e i ricordi legati a quelle canzoni, oltre alla gioia di cantarne alcune insieme.

Le attività di concetto si riferiscono a tutti quegli esercizi di ricerca e rievocazione di termini specifici e/o del loro significato. Generalmente sono attività verbali o numeriche che comprendono giochi di classificazione, associazione e analisi, basilari per il mantenimento e la sollecitazione di gran parte delle abilità cognitive. Queste attività appaiono di tipo scolastico, ma se ne discostano per la mancanza di giudizi e interpretazioni sulle performances e per un clima soprattutto ludico. L’anziano non è un bambino e non deve essere trattato come tale, se alcune parole non le ricorda non viene vicariato, né lodato comunque. L’importante è stimolare l’utente a esprimere al meglio le proprie potenzialità e a non perdere quelle residue, infantilizzandolo si ottiene proprio l’opposto. E’ importante, comunque, mantenere sempre il lato giocoso in ogni attività.  Di fatto, se il nostro cervello non viene stimolato a ricordare in base a diversi criteri fa fatica a farlo. Per esempio, è più facile rievocare il nome del capoluogo della Lombardia che ricordare la parola Milano fra i nomi di città con la M, questo per un diverso criterio di memorizzazione e di modalità di recupero nella memoria a lungo termine, quella cioè che contiene tutti i nostri ricordi. Rammentiamo, inoltre, che fra gli utenti partecipanti ve ne sono vari con problemi di demenza senile.

Le attività logico-spaziali si basano invece sul riconoscimento di figure e della loro collocazione nello spazio, questi esercizi stimolano in modo diverso l’espressione delle varie abilità cognitive. Attraverso questo tipo di gioco, gli anziani sono portati a concentrarsi su degli input che devono riconoscere e/o confrontare con altri simili.

Le attività sociali sono fra le più gradite dagli utenti, sono giochi che prevedono l’interazione e la collaborazione fra i soggetti, con l’obiettivo dello svago, della socializzazione e dell’intrattenimento, ma improntati o adattati per sollecitare al massimo il lavoro cognitivo.

E’ importante sottolineare che gli ospiti della Fondazione “Città di Senigallia” (ex Casa Protetta per Anziani) hanno, come è naturale che sia, diversi livelli di abilità residue e diverse capacità di riabilitazione cognitiva. Per questo motivo, al fine di evitare di livellare le capacità mentali degli ospiti a potenziali bassi, cosa che succederebbe se effettuassimo solo le attività accessibili a tutti, viene svolta una programmazione che comprende diversi tipi di sollecitazioni.

Di fatto, ciò si traduce nell’effettuare attività che in alcuni casi sono possibili solo per alcuni utenti, di conseguenza, le attività meno popolari avvengono solo in una parte dell’incontro. Quando è possibile, viene mantenuta la presenza anche degli utenti che non possono o non vogliono fare le attività. La permanenza, anche se non attiva, degli altri utenti, si è rivelata stimolante poiché rimanendo assieme agli altri vengono messi in condizione di poter dare il loro personale contributo. Succede spesso che mentre svolgiamo gli esercizi ci arrivi una voce dal corridoio, o dagli ospiti che in quel momento sembrano assolutamente estranei, con una risposta o una frase mirata a ciò che stiamo facendo; in molti casi ciò avviene dagli anziani più cognitivamente compromessi e questo è un ulteriore segnale che conferma l’importanza di un lavoro continuativo e basato sugli aspetti cognitivi e socio-relazionali.

Del resto, non dobbiamo mai dimenticarci che lavoriamo con persone che sono, in molti casi, cognitivamente e/o fisicamente compromesse o che stanno vivendo in un ambiente in cui non si sono ancora ben integrate; inoltre, non vanno sottovalutati gli aspetti di personalità, vi sono individui un po’ più introversi e, come tutti, anch’essi con l’avanzare dell’età spesso accentuano i loro lati caratteriali. L’importante è sempre rispettarli e accettarli nel loro modo di porsi, del resto loro sono gli ospiti e noi siamo gli ospitati!

Laura Pedrinelli Carrara*

* Psicologa, psicoterapeuta collabora dal 2007 con la Fondazione “Città di Senigallia” (ex Casa Protetta, ex IRAB) nel progetto di animazione professionale per la riabilitazione cognitiva dell’anziano.